Questo argomento contiene 3 risposte, ha 1 partecipante, ed è stato aggiornato da  gabriele 3 anni, 4 mesi fa.

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     gabriele 
    Partecipante

    MARMORE RIVER FEST

    Gli ultimi saranno i primi. Così dissi sabato mattina, reduce da una breve (siamo arrivati in Umbria alle 3am) nottata glaciale in un campeggio desolato, ma neanche ricordando cotanto insegnamento evangelico sono riuscito a convincere i miei compagni del dream team extreme ckcc (Miky, Beppe e Piro) a partecipare alla Kayak Extreme Race. Poco male, dopo una visita turistica alle cascate delle Marmore, un panino con porchetta e melanzane e vino rosso a Papigno e uno scouting minuzioso ai tre salti per capirne la linea, eccoci pronti per una discesa di gruppo ckcc only the brave del Upper Nera.

    Imbarco ansiogeno, con acqua da tutte le parti e che va veloce. Un quadro romantico che esprime il sublime del kayakista. Partenza ingollata che va a stringersi, vortici d’acqua, una rapida in primo piano e sullo sfondo un ansa concitata che porta a dx, la roccia che interrompe l’orizzonte e un immenso getto di cascata da sx che pompa ancor più acqua a valle dove si possono immaginare solo… casini!

    Partiamo e subito qualche ribollio e buco all’ansa dove l’acqua va veloce mi mandano in eschimo contro la roccia. Sarebbe stato un bel bagno e non so dove Miky sarebbe riuscito a recuperare me e fermare la mia nuova 77. Proseguiamo soffermandoci ad ogni morta ribollente per intuire la linea delle rapide a seguire e così facendo iniziamo a prendere confidenza con questa acqua strana. Non la conosciamo e per tutti il Nera è una stecca. Al controroccia con fungo totale riesco a dare benissimo la pancia sx e, aggangiando a dx, la corrente fa il resto. Pennellata. L’ambiente è stupendo, sembra di stare in una giungla in miniatura. Arriviamo così al piattone a monte dei tre salti poco prima dell’inizio della gara pomeridiana dove partecipano i primi classificati dal mattino. Ricapitoliamo la linea e decidiamo di affidarci alle sicure della Extreme Race piuttosto che fare da noi. Partono Miky e Beppe, io seguo e Piro chiude. Al primo imbuto (o salto) riesco a tenere ben dritta la barca, lo sbuffone a dx non mi devia e punto il secondo salto a sx con ultima pagaiata a dx per evitare il fungo atomico sottostante a dx. Scivolo per il salto e in una frazione di secondo, violentemente, mi ritrovo scandelato come mai mi era capitato. Cappottone all’indietro di 180 gradi ed ecco il piacevole turbinio di quando ti ritrovi in un bucone, per giunta strano. Mi chiudo bene aspettando che il peggio passi come si era discusso col Beppe ma non succede nulla, non sto andando a valle. L’acqua intorno a me sembra tanta, non intuisco sassi intorno e provo quindi, timidamente, ad aprirmi per tirare l’eschimo ma subito il turbinio aumenta. Va bhe, ho capito… stappo, capriola subacquea, vedo il bianco sopra me, annaspo e poco dopo, finalmente, scivolo via e mi autosalvo sul sasso a valle al centro del fiume dove trovo due del rescue team ad accogliermi. La barca mi segue poco dopo e insieme al rescue team la stoppiamo e la portiamo in morta. Dal forum a seguire mentre svuoto la barca capisco che ero rimasto a rigirare tra il secondo e il terzo salto lungo la eddy line della finta morta bastarda e che la scandelata se l’erano fatta tutti solo che avevano avuto la prontezza di agganciare l’acqua e scappar via. Piro, scendendo subito dopo di me, si era pure ritrovato la mia 77 sulla linea ma lottando era riuscito a non farsi fregare da questa ulteriore complicazione. Beppe, prima, era andato invece in eschimo sul finale.

    Alla canala Miky si spiattella contro la nicchia a sx ma va via e Beppe va in eschimo. Si prosegue con qualche altro eschimo di Beppe e le difficoltà mano a mano degradando. Il salto che fai a dx con punta a dx va bene per tutti mentre la rapida dopo con qualche buco in successione manda a bagno Piro. Ottimo. Racconterà poi che stava seguendo la linea del Beppe che stava centrando tutti i buchi. Il primo va, il secondo pure, ma il terzo, evidentemente frenato, lo ribalta. Disperato per l’eschimo perduto (ne aveva provati cinque o sei), dice per sempre (ma in realtà lo ritroverà già il giorno dopo), finisce la discesa nello sconforto più totale lamentandosi che “almeno i bagni del Gabry sono epici [ricordando anche quello alla esse del Noce], io invece sono andato a bagno nel nulla cosmico!”.

    Mentre ci cambiamo e facciamo il recupero Miky si spara una seconda discesa con un po’ di giovani perdavvero in cui sembra non abbia fatto casini. Qualche birretta, un giro a Papigno uptown per l’aperitivo e siamo pronti per il rancio del centro rafting. Qui leggiamo le classifiche delle gare in compagnia di Ramazza, secondo classificato. Molto alla mano, anche quando ho commentato che la recon non performa bene e ho realizzato che quello a fianco a me con cui avevo appena parlato era Ramazza. Piro sbiancato. Miky si guarda per tre volte la slide di foto delle giornate proiettate sui monitor del centro rafting per cogliere il mio bagno didattico ai tre salti col cellulare e rigirarlo subito dopo su whatsapp. Io che invece non trovo il coraggio (o faccia tosta) per andare a scusarmi con la ricciola preposta all’organizzazione e dirgli che mi sbagliavo (la mattina gli avevo chiesto se potevamo scendere in gara in gruppo perché non volevo affidarmi al rescue team per la sicurezza ma se l’era un po’ presa e mi aveva detto di no), che il rescue team era abbastanza bravo (mi aveva recuperato la barca) e che, continuando così, non può che migliorare. Seratona a Terni e rientro al campeggio desolato.

    Domenica, rigenerati dalla lunga dormita, siamo pronti per il secondo giro sul Nera. L’acqua scavalca le rocce a monte dell’imbarco e lo scenario davanti a noi è forse ancora più romantico del giorno prima. Si parte, l’ansa questa volta non mi frega, faccio in retro metà del controroccia con fungo totale, Beppe scartavetra la parete di una strettoria con curva netta a dx che il giorno prima aveva invece pennellato, e, tiger di qui e tiger di là, arriviamo ai tre salti. Miky apre e va a far sicura tra il secondo e il terzo salto, Beppe su un sasso a farci le foto. Grazie alla lezione telematica del Pante della sera prima su whatsapp mentre gli avariati commentavano la mia performance del sabato, avevo finalmente capito la linea. Non dovevo stare a sx ma puntare il fungo atomico e solo dopo andare a sx, anche se stare sempre a sx mi era parsa la linea più stilosa. E poi niente raffinatezze, lì bisogna andare giù a cannone. Prendo velocità sul piattone, primo imbuto mi stoppa leggermente, pagaio come un dannato lasciandomi portare a dx dalla corrente, scivolo, boof col la dx, appoggione a sx, e svicolo pure per il terzo salto, incredulo e gridando dalla gioia. Piro un po’ peggio, stoppato ben bene dallo sbuffo al primo salto, finisce nella finta morta bastarda tra il secondo e il terzo salto e finisce alla bene e meglio. E’ la volta di Beppe. Viene sparato molto a sx dallo sbuffo al primo salto, riesce a recuperare bene con un traghetto lampo e pennella i salti a seguire senza ricorrere all’eschimo.

    La canala subito dopo non frega più nessuno e tutti pennellano, ormai siamo di casa e realizziamo che l’anno prossimo potremo partecipare alla Kayak Extreme Race senza troppi ripensamenti. Divertente è lo show che mi sono goduto seguendo il Piro che apriva al salto che fai a dx con punta a dx. Qui proprio quando sono sulla soglia, vedo in basso il Piro ribaltato dal bucone, atterro bene e lo seguo pensando, oh cazzo, ora chi la ferma quella barca. Il Miky era ancora su. Per fortuna spara un eschimo da manuale e ci ricongiungiamo in morta con io che gli grido finalmente lo aveva ritrovato, l’eschimo. Una frase del Beppe che mi era sembrata una gufata (ma avevo capito male) mi spinge a ricambiargli il favore e, entrando in corrente alla rapida coi buconi, gli grido “vai Beppe che hai quasi fatto clean”. Mi giro e lo vedo cappottato e i primi due o tre eschimi vanno a vuoto ma alla fine si raddrizza.

    Sbarchiamo, carichiamo, salutiamo tutti e in men che non si dica siamo sull’appennino, direzione Cesena, a mangiare in un presidio slow food carino (in tutti i sensi) dove ci spiegano perché il Tevere sorge in Emilia-Romagna. Due incidenti ci stoppano un po’ ma alla fine raggiungiamo il club ancora non pentiti di tutti i km che ci siamo sparati per (non) partecipare alla Kayak Extreme Race.

    Gabry
    CKCC, Sezione “Avariati”, Sottosezione “Dream Team Extreme Agonistico”

  • #1630
     gabriele 
    Partecipante

    Tre salti. Primo giorno.

  • #1637
     gabriele 
    Partecipante

    Into the jungle

  • #1650
     gabriele 
    Partecipante

    Troppo difficile caricarle qui. Ecco link dropbox

    https://www.dropbox.com/sh/7zgjy8ty23y2yok/AAClH_KarWd3DUJqJxGobEtQa?dl=0

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